Bevi acqua del rubinetto? Ecco le sostanze chimiche che vengono aggiunte per disinfettarla

L’acqua che sgorga dai nostri rubinetti rappresenta la principale fonte di idratazione quotidiana per milioni di persone, ma spesso viene trascurata la reale composizione chimica di ciò che beviamo e il complesso sistema di trattamenti a cui viene sottoposta per garantirne la sicurezza. Se da un lato l’acqua del rubinetto contiene preziosi minerali essenziali per il nostro organismo, dall’altro è sottoposta a processi di disinfezione chimica che introducono una serie di sostanze necessarie per eliminare i rischi batterici e virali. Comprendere queste dinamiche è essenziale per valutare con consapevolezza la qualità dell’acqua che consumiamo ogni giorno.

I principali agenti chimici usati per la disinfezione

La disinfezione dell’acqua potabile rappresenta una tappa obbligata nei processi di potabilizzazione moderni. Le aziende idriche ricorrono prevalentemente a sostanze chimiche capaci di neutralizzare virus, batteri, protozoi e altri agenti patogeni, senza però lasciare residui dannosi per la salute umana. Tra i disinfettanti chimici più diffusi figurano:

  • Cloro: È senz’altro il protagonista assoluto nelle acque del rubinetto. Viene utilizzato sotto forma di gas, ipoclorito di sodio o di calcio. La sua efficacia è dovuta alla capacità di distruggere microrganismi patogeni, pur lasciando spesso un tipico odore o sapore. Il cloro continua ad agire anche nelle tubature, offrendo una protezione residua fino al punto di utilizzo finale.
  • Diossido di cloro: Alternativo al cloro tradizionale, risulta meno incline a produrre sottoprodotti potenzialmente tossici e viene impiegato soprattutto in impianti di grandi dimensioni.
  • Ipoclorito: Derivato del cloro, impiegato per la sua rapidità di azione soprattutto nei piccoli impianti.
  • Ozono: Un potente ossidante naturale, usato per neutralizzare anche i patogeni più resistenti. L’ozono si degrada rapidamente in ossigeno e non lascia residui chimici, tanto da essere considerato uno dei metodi più “puliti” di disinfezione.

Talvolta si fa uso anche di processi fisici come i raggi ultravioletti (UV), soprattutto nei piccoli acquedotti, ma le sostanze chimiche rimangono i principali alleati per una disinfezione capillare e sicura.

Sostanze aggiunte e sottoprodotti della disinfezione

Laddove le sostanze chimiche impiegate risultano efficaci nel neutralizzare i microrganismi, è inevitabile la formazione di sottoprodotti della disinfezione (DBP, Disinfection By Products). Questi composti si formano dalla reazione tra il disinfettante e la materia organica presente nell’acqua. Nel caso del cloro, tra i principali sottoprodotti troviamo i trialometani (come il cloroformio), alcuni dei quali sono monitorati dalle autorità sanitarie per il possibile effetto nocivo a lungo termine. Va sottolineato tuttavia che i limiti imposti dalla normativa italiana e dalla Direttiva europea sono tra i più severi al mondo, tenendo conto dei rischi cumulativi e fissando soglie massime per ogni sostanza.

Oltre agli agenti disinfettanti e ai loro sottoprodotti, l’acqua del rubinetto può contenere numerosi minerali (tra cui calcio, magnesio, sodio, potassio) e una varietà di oligoelementi. Questi sono in gran parte innocui e spesso benefici, poiché derivano dal naturale percorso dell’acqua attraverso rocce e terreni nel ciclo idrologico.

Contaminanti di origine industriale e limiti di legge

Nonostante i trattamenti di potabilizzazione, nel sistema idrico possono accidentalmente penetrare contaminanti di origine industriale o agricola come metalli pesanti (piombo, rame, mercurio, nichel, cromo, cadmio), nitrati e nitriti, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), pesticidi e microplastiche. I valori di questi inquinanti sono rigidamente regolamentati; solo per i metalli pesanti, la legislazione europea ha fissato 65 parametri chimici e microbiologici per garantire la massima tutela della salute dei cittadini.

I limiti più rilevanti includono:

  • Antimonio: 0,005 mg/L
  • Arsenico: 0,01 mg/L
  • Bario: 1 mg/L
  • Borato: 1 mg/L
  • Cadmio: 0,003 mg/L
  • Cromo: 0,05 mg/L
  • Rame: 1 mg/L
  • Piombo: 0,01 mg/L
  • Mercurio: 0,001 mg/L
  • Nitrato: 50 mg/L
  • Nitrito: 0,1 mg/L
  • PFAS: valori specifici per singoli composti come PFOA e PFOS

Di particolare preoccupazione sono i PFAS: secondo recenti indagini, la loro presenza è stata riscontrata nel 79% dei campioni di acqua pubblica in Italia, con potenziali rischi per sistema endocrino, immunitario, fegato, tiroide e fertilità. Questi contaminanti, usati in molti processi industriali e prodotti di consumo, sono particolarmente persistenti in ambiente e difficili da eliminare.

Benefici e rischi: un bilancio per il consumatore

È indubbio che la disinfezione chimica dell’acqua porti enormi benefici in termini di riduzione delle malattie infettive e di sicurezza sanitaria generale. A prova di ciò, l’introduzione del cloro nel trattamento pubblico delle acque nel XX secolo è stata una delle più efficaci misure di sanità pubblica nella storia, abbattendo paraisitismi e mortalità dovuti a colera, tifo ed epatite. Inoltre la presenza di minerali naturali come il calcio e il magnesio, utili per la salute ossea e per il metabolismo, è generalmente considerata un vantaggio rispetto ad acque troppo purificate o demineralizzate.

Esistono però rischi da non trascurare. L’esposizione cronica a basse dosi di sottoprodotti della disinfezione o a contaminanti come i PFAS è oggetto di continui studi scientifici, e richiede la costante vigilanza delle autorità sanitarie. In alcune zone particolarmente colpite da attività industriali o agricole, le concentrazioni di alcuni inquinanti possono raggiungere valori di attenzione, rendendo opportuno l’uso di filtri domestici o la preferenza per l’acqua in bottiglia per specifiche categorie di persone vulnerabili.

La legislazione europea e italiana garantisce comunque un altissimo grado di controllo e analisi, con monitoraggi giornalieri e pubblicazione obbligatoria dei risultati. Un’inchiesta giornalistica recente ha dimostrato che in molti casi l’acqua del rubinetto, rispetto a quella in bottiglia, rispetta parametri qualitativi più stringenti e aggiornati.

In definitiva, l’acqua del rubinetto rappresenta generalmente una scelta sicura ed economica, a patto di informarsi sulla qualità locale e di non sottovalutare il ruolo delle sostanze chimiche necessarie per la sua potabilizzazione. La ricerca scientifica e la trasparenza degli enti pubblici restano i migliori alleati del consumatore consapevole.

Lascia un commento